I primi intellettuali, uomini di cultura al passo con i loro tempi che sentirono la necessità di impegnarsi in una causa civile furono gli illuministi del XVIII secolo, periodo in cui cominciò a formarsi l'opinione pubblica che modificò il ruolo sociale degli uomini di cultura mettendoli in contatto con i fruitori del loro pensiero.
Così Kant insisteva sulla funzione pubblica dell'intellettuale ma sentiva la necessità di distinguere tra l'uso privato" e l' "uso pubblico" della ragione, intendendo in questa seconda accezione il rapporto che doveva instaurarsi tra l'intellettuale e "il pubblico dei suoi lettori" nei confronti dei quali il filosofo poteva ritenersi assolutamente libero nell'esporre le proprie convinzioni e il proprio pensiero anche critico nei confronti delle istituzioni.
Nel positivismo il ruolo degli intellettuali consiste soprattutto in una rigorosa difesa dell'indipendenza della scienza da ogni intromissione che la renda "serva o cortigiana" come già diceva Bacone.
Secondo la teoria marxista degli "intellettuali organici", questi si dovevano schierare nella lotta di classe al servizio del riscatto del proletariato: per A. Gramsci la funzione degli intellettuali è essenziale nella costruzione dell'egemonia rivoluzionaria sulla società.
Di fronte però alla affermazione delle dittature del secolo XX si innescò un lungo e acceso dibattito sul "tradimento degli intellettuali" (Julien Benda, Johan Huizinga) che avrebbero rinnegato la loro connaturata cultura razionalista subendo il fascino di miti irrazionali di potenza.
Tema questo trattato anche da Benedetto Croce che identificava nel 1866, l' "annus mirabilis" della vittoria prussiana, la frattura tra la prima metà dell '800, caratterizzata dal sano razionalismo idealistico, e la seconda metà del secolo, in cui, di fronte al cinico pragmatismo e al successo della politica bismarchiana, ci fu uno smarrimento dei valori intellettuali liberali e il prevalere di forze istintive ed irrazionali che avrebbero portato alla nascita dei regimi fascisti.
Il tema dell' "engagement", dell'impegno degli intellettuali, fu ripreso nel secondo dopoguerra dalla corrente esistenzialistica (Jean Paul Sartre) pur con una difesa dell'autonomia da ogni condizionamento dai partiti organizzati in nome della irrinunciabile libertà di critica (Max Weber , Karl Mannheim, Edmund Burke).
Molto critico con gli intellettuali di sinistra Raymond Aron con il suo L'oppio degli intellettuali del 1955.
Sunday, February 24, 2008
faggioli che'e cotiche
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5 comments:
Da che cazzo di bigino l'hai preso il paragrafo? Da Alberoni?
quasi...wikipedia!
Ma sei wikipedia-dipendente, Alexander Evilus?
wiki subblime imprecisa bibbia filo sinistrorsa
no lui dipende solo dal zzoca!
oooo Evili pubblica la storia del bimbo magneto..siete della stessa pasta!
7eo
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